Eden salon | Senza titolo
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Senza titolo

La notizia mi arrivò dritta in faccia come uno schiaffo. Mi aveva abbandonata per il fantasma della mia gelosia. Scoprii che questa mia paura era fatta di labbra, orgasmi e rabbia. Ne ebbi la conferma al club. I soffitti bassi trasudavano musica orrenda, vestiti volgari e gin tonic. Come al solito per rendere le cose più allegre mi abbandonai alle caramelline chimiche, con la solita ansia di restarci secco. E arrivò lei, vento termonucleare di ossitocina, a sbriciolare via ogni mia resistenza razionale. Ho sempre voluto sapere come fanno, dico quel tipo di persone, che ti fiondano nell’iperuranio per poi mollarti e farti cadere sulla dura realtà, sfracellandoti tutte le ossa e le budella. E lo fanno con un semplice sorriso, una semplice carezza. Se mai un giorno avrò un super potere, sarà quello di trasformare le persone in budini emotivi. Eccola. Le mie sinapsi si muovevano lente come il ticchettio dei suoi tacchi sul pavimento sudicio. La scossa si propagava dalla sua caviglia, attraversando quelle cosce in cui ormai ero abituato a tuffarmi, per poi esplodere nella curva dei suoi fianchi. Il mio cervello aveva deciso di non collaborare, come al solito, la sua bellezza mi distraeva facendomi dimenticare tutto, pure il tempo – probabilmente Einstein si era ispirato alla fica quando se n’è venuto fuori con le sue idee brillanti. Vidi le rose in mezzo ai suoi seni allontanarsi da me, mentre entravo nella deriva del buio. Non si era accorta di me. Un suo sguardo, un coltello ferì l’aria pregna di corpi danzerecci e di ormoni conficcandosi nelle mie pupille. Ancora una volta mi sbagliavo. E accadde. Si avvicinò, ciocche bionde, labbra serafine che lottavano morbosamente con le protuberanze carnose di quella che per me era tutto. Un istante. Il rumore secco, della mano altrui che percuoteva la guancia dell’anima, mentre offrivo l’altra per lo schiaffo dell’orgoglio. Fa male. Ma non così tanto. Sbattei di nuovo le palpebre. Ero libero, single, incazzato e sessualmente represso. Il cuore spezzato. Alla fine del dolore c’è sempre il sottile velo del piacere. Il piacere di vendicarsi della propria ingenuità spargendo il proprio seme sul corpo di altre donne. Donne dozzinali, perché lei era una bomba atomica.
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