Eden salon | slap bite kiss
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IL TRADIMENTO
I
La notizia mi arrivò dritta in faccia come uno schiaffo. Mi aveva abbandonata per il fantasma della mia gelosia. Scoprii che questa mia paura era fatta di labbra, orgasmi e rabbia. Ne ebbi la conferma al club. I soffitti bassi trasudavano musica orrenda, vestiti volgari e gin tonic. Come al solito per rendere le cose più allegre mi abbandonai alle caramelline chimiche, con la solita ansia di restarci secco. E arrivò lei, vento termonucleare di ossitocina, a sbriciolare via ogni mia resistenza razionale. Ho sempre voluto sapere come fanno, dico quel tipo di persone, che ti fiondano nell’iperuranio per poi mollarti e farti cadere sulla dura realtà, sfracellandoti tutte le ossa e le budella. E lo fanno con un semplice sorriso, una semplice carezza. Se mai un giorno avrò un super potere, sarà quello di trasformare le persone in budini emotivi….
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II
Puoi ribellarti quanto vuoi, ma alla fine dei conti perderai. Le anime sole non vincono mai quando si gioca con i sentimenti. Per questo ho incominciato a fregarmene a vivermi la vita come capita, senza badare troppo a cosa potrebbe succedermi da qui al prossimo week-end. Credo che questa mia disillusione universale derivi forse dalla continua depressione che mi attanaglia. Certi giorni non capisco neppure se sono io rincoglionito o davvero ho un problema psichiatrico….
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III
Nonostante il tedio esistenziale ho sempre avuto una forza istintuale che mi ha sempre spinto verso degli obiettivi.
Per controbilanciare questa mia attitudine alla serietà ho da sempre ricercato quella scossa magica, capace di svoltare le giornate di merda, senza però diventare tossicodipendente. In breve mi drogo di emozioni, di persone e di situazioni, acuendo la mia sensibilità. Questo mio comportamento prende a schiaffi le emozioni degli altri, tanto da essere stata definita la principessa puttana, ma, capita di avere rimorsi. Raramente a pensarci, non ho tempo per certe cazzate, è già tanto se ne ho per me.
Quella sera mi sentivo una bomba all’idrogeno, pronta a ionizzare l’aria del club e nessuno sarebbe riuscito a fermarmi. Entrai come fossi Pam Grier in Foxy Brown…
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AMBIGUITA’
I
Mi sentivo estremamente coraggiosa nell’andare da sola in discoteca. Non era nulla di che come posto, ma ero riuscita svincolarmi a tutte quelle amicizie di appoggio, comode quanto dannose, e ad essere accompagnata ovunque andassi con un partner maschile. Nuovo taglio di capelli, cena da sola e club da sola, una nuova me. Che strana cosa fare le cose in solitaria: il mondo attorno sembra un curioso documentario sociale, noti comportamenti buffi, le costrizioni delle convenzioni sociali, ma, soprattutto noti quanto profondamente si è innestati al circostante.
I rumori sembrano nuovi, li distinguo meglio, così come i colori e i visi delle persone hanno quel fascino umano, carnale. Per non dare nell’occhio mi sedetti al bancone del bar, in modo…
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II
La mia serata era iniziata molto prima di tutti gli avventori.
Diligentemente avevo tagliato limoni, lime e aranci mettendoli nei tupperware in modo tale da conservare l’odore. Pulii le saliere e le riempii, lucidai il balcone in acciaio e gli specchi posti dietro alle file ordinate di super alcolici. Oltre al mio piccolo mondo, il proprietario confabulava con i vari tecnici, come al solito qualche vecchio faro dava dei problemi, mentre poco più in là venivano appese le decorazioni. A breve la condensa emanata dai corpi delle persone avrebbe invaso tutto lo spazio, dimezzando insieme all’oscurità, lo spazio che ora denunciava le fattezze di un magazzino vuoto.
Parlai di ciance con i colleghi, punzecchiandoci a vicenda. Sui loro visi si alternavano occhiaie scavate e borse gonfie ed arrossate. Non avevano quel fascino che….
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III
Ai tempi trovavo piacere nell’essere immersi da un brulicare di voci e di persone.
Trovavo una tranquillità familiare in quell’entropia umana, soprattutto dopo una giornata di lavoro, con quei finti rapporti formali, quella freddezza e paura di essere accoltellati alle spalle da un momento all’altro. Per una strana combinazione di eventi, in città ero conosciuti in tutti i luoghi di aggregazione sociale, potevo così semplicemente uscire e vedere come sarebbe andata la serata, intuendo a priori che mi sarei comunque divertita. Lasciai l’appartamento alle spalle, alla volta della notte, con mezzo pacchetto di sigarette e i miei fidati anfibi. Singolare tensione elettrica quelle che formano i corpi, basta un respiro, uno sguardo, anche se non viene intercettato da un bravo esploratore modifica in maniera permanente…
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TRIANGOLAZIONI D’ODIO
I
Mi sono stufato di farti da spalla ogni volta che usciamo, è incredibile come poi riusciamo ad annoiarci. Probabilmente hanno ragione tutte quelle persone a prendere cose interessanti per rendere più interessante tutto questo sudiciume>>
Le dita ben curate si avvicinarono alla bottiglia di gin, mentre l’altra mano versava inavvertitamente l’acqua tonica a terra. Lei sospirò, rivolgendo lo sguardo allo scuotimento generale che muoveva il dancefloor.
Io non riesco a capirti. Se volevi uscire da solo, benvenuto, il mondo è nelle tue mani! Anch’io mi sono scocciata di fare i soliti discorsi, soprattutto con te. Sempre a lamentarsi delle stesse stronzate: una volta il locale ti fa schifo e la musica non è come nelle grandi città alla moda, un’altra ti lagni….
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II
Arrivai in ritardo. I capelli afro non sono così facili da dominare, e non potevo presentarmi come uno straccione. Finalmente ero entrato nei giro dei giusti, che potevano portarmi a fare interessanti contatti lavorativi.
Alla porta della disco, vidi la bionda volare fuori come una gazzella e come un brutto presentimento.
La pista era imballata di persone con gli abiti manditi di sudore e alcol, quasi non riuscivo a camminare. Poi vidi lo sbruffone che stava parlando, con altri personaggi in della movida locale.
<< Hey bomber!>>
<<Hey negro>>
Ingoiai il disappunto con un sorriso falso. La mia curiosità parlò al posto mio.
<<Come mai solo? Ho visto la bionda fuggire via. Cos’è alla fine hai scoperto di essere un tristissimo eterosessuale?>>
Ghignò preparandomi al volo uno dei suoi intrugli a base di mezcal.
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III
Mi è successa una cosa strana questo weekend.
Sono stato insultato e picchiato.
E non ho neppure usato sostanze divertenti!
I miei “amici” hanno finalmente capito che non me ne frega nulla di nulla, se non vivermela bene. Ero schiantato con il negro e la biondina, a pensarci, che strano triangolo formavamo.
Lui una checca famelica che cercava in tutti i modi una scalata sociale, lei la classica finta bohemienne un po’ dark che si fa amare, perché in fondo è traviata dai cattivi ragazzi come me.
Ma sono tutte palle e ho un rigurgito verso queste falsità. Perché tutto è finto, ma io mi sono adeguata alle regole del gioco, e infatti sono il campione.
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