Eden salon | tradimento 2
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IL TRADIMENTO

II

Puoi ribellarti quanto vuoi, ma alla fine dei conti perderai. Le anime sole non vincono mai quando si gioca con i sentimenti.
Per questo avevo incominciato a fregarmene, a vivermi la vita come capitava, senza badare troppo a cosa sarebbe capitato nel week-end successivo.
Forse la continua depressione che mi affliggeva, aveva a che fare con la mia disillusione universale e il mio atteggiamento di dito-medio-alzato riguardo a tutto.
Certi giorni non capivo neppure se ero solo rincoglionito o avevo sul serio qualche turbe psichiche. Al tempo sopravvivevo con un lavoro poco remunerativo e non potevo permettermi di andare in fondo alla questione: la scelta oscillava tra gli psicofarmaci o qualche sano divertimento old-school per uscire dalla mediocrità quotidiana.
Stavo sorseggiando un drink che sembrava una cosa a metà tra benzina e bicarbonato quando arrivò quell’idiota appiccicandosi addosso come le zanzare ad agosto.
Non aveva capito una cosa fondamentale: dopo aver lavorato tutta la settimana, il sabato sera era una questione sacra. Era l’unico momento in cui non mi sentivo un idiota, bastava un po’ di attitude e diventavo un personaggio relevant, cosa che non sarebbe mai successa nella vita quotidiana. Quindi non aveva scuse per rompermi i coglioni.
Le chiesi spiegazioni sul suo comportamento, rispose abbassando lo sguardo.
Proprio non le capisco queste ragazzette che si crogiolano nell’emancipazione femminile e nel momento in cui metti in chiaro le cose, ti riversano tutte quelle emozioni inutili.
Inoltre non volevo rovinarmi la piazza per un imbecille che non aveva capito qual era il suo posto.
Il nervosismo cresceva in maniera direttamente proporzionale al tempo in cui lei mi stava vicino, mi sorprendevo della difficoltà di alcuni individui nel rispettare voleri altrui.
Riuscii a scivolare dai suoi tentacoli imboccando un uscita secondaria del locale, almeno per poter fumare in santa pace.
Ero seduto sul marciapiede, e arrivò lei.
“Hey!”
“Hey…”
Risposi svogliato, non avevo voglia di affrontarla, il tono volutamente smorzato non aveva fatto presa e, infatti, cercò immediatamente un dialogo.
“Ti ho riconosciuto dai capelli… Stai bene con questo colore”
“Grazie, ma dei tuoi complimenti non so che farmene”
Tagliai secco.
Dio mio perché non mi lasciava in pace?
“Ti ho chiamato e inviato un sacco di messaggi, mentre te, invece di rispondere, mi mettevi like sulle foto di instagram, mi spieghi che cazzo significa?”
Lacrime rabbiose s’increspavano nel rimmel sulle sue ciglia.
Sbuffai, quanto detestavo le scenate come questa.
“Cosa non hai capito di scopare e basta?”
Risposi.
“ Non me ne frega nulla di te, non me ne frega un cazzo dei tuoi stupidi sentimenti e tra l’altro cosa vuoi farmi la morale quando ci saremo visti sì e no tre volte in vita?”
Il mio viso era avvampato, stava incominciando a farmi perdere le staffe.
“Ma se sei stato tu a dirmi quelle frasi meravigliose, di quanto la mia bellezza ti rapiva, di quanto io fossi l’unica…”
“Cazzate per portarti a letto, pensavo tu fossi un attimo più astuta e capire che, appunto, erano solo stronzate”
Finii con un lungo tiro la sigaretta.
Mi prese il viso tra le mani, costringendomi a guardarla.
“Nonostante sei un idiota insensibile, io…”
Fece una pausa.
“Mi brucio ogni dignità, ma ormai chi se ne frega, a te poi, proprio un cazzo”.
Piantò lo sguardo dritto nella mia anima.
“Io mi sono innamorata di te. Dalla prima volta che ci siamo baciati dopo uno shot di tequila e siamo finiti a letto qualche minuto dopo. L’ho capito quando mi sono svegliata prima di te e ti ho visto rannicchiato tra le lenzuola. L’ho capito perché, vaffanculo, il tuo pensiero non mi esce dalla testa.”
Accesi un’altra sigaretta e mi alzai per stiracchiarmi le gambe.
Sogghignai tra me e me: accidenti che poesia e che vetta di romanticismo.
Non riuscivo proprio a sopportare quella scena patetica e demenziale. E lei che continuava a frignare guardandomi tutta sdegnosetta.
Si avvicinò come per darmi un bacio.
“Non ti fa né caldo né freddo che io… Cazzo che io ti amo?”
Rimasi immobile qualche secondo.
Non potevo credere quanto lei fosse infantile.
Prima che potessi rendermene conto, risposi con un sonoro ceffone in viso. Si mise a piangere.
“Non hai ancora capito che tutte queste cose sulle emozioni, sull’amore sono tutte cazzate? Cristo, i veri problemi della vita sono altri. Fatti un favore, svegliati fuori!”
Nella notte, la sua guancia diventava dello stesso colore dei capelli, in quell’angolo di strada lo sguardo vitreo la trasformava in un’illustrazione francese di una cocotte.
La piantai là.
Dio mio quanto odio le rotture di coglioni.
IL TRADIMENTO

Puoi ribellarti quanto vuoi, ma alla fine dei conti perderai. Le anime sole non vincono mai quando si gioca con i sentimenti.
Per questo avevo incominciato a fregarmene, a vivermi la vita come capitava, senza badare troppo a cosa sarebbe capitato nel week-end successivo.
Forse la continua depressione che mi affliggeva, aveva a che fare con la mia disillusione universale e il mio atteggiamento di dito-medio-alzato riguardo a tutto.
Certi giorni non capivo neppure se ero solo rincoglionito o avevo sul serio qualche turbe psichiche. Al tempo sopravvivevo con un lavoro poco remunerativo e non potevo permettermi di andare in fondo alla questione: la scelta oscillava tra gli psicofarmaci o qualche sano divertimento old-school per uscire dalla mediocrità quotidiana.
Stavo sorseggiando un drink che sembrava una cosa a metà tra benzina e bicarbonato quando arrivò quell’idiota appiccicandosi addosso come le zanzare ad agosto.
Non aveva capito una cosa fondamentale: dopo aver lavorato tutta la settimana, il sabato sera era una questione sacra. Era l’unico momento in cui non mi sentivo un idiota, bastava un po’ di attitude e diventavo un personaggio relevant, cosa che non sarebbe mai successa nella vita quotidiana. Quindi non aveva scuse per rompermi i coglioni.
Le chiesi spiegazioni sul suo comportamento, rispose abbassando lo sguardo.
Proprio non le capisco queste ragazzette che si crogiolano nell’emancipazione femminile e nel momento in cui metti in chiaro le cose, ti riversano tutte quelle emozioni inutili.
Inoltre non volevo rovinarmi la piazza per un imbecille che non aveva capito qual era il suo posto.
Il nervosismo cresceva in maniera direttamente proporzionale al tempo in cui lei mi stava vicino, mi sorprendevo della difficoltà di alcuni individui nel rispettare voleri altrui.
Riuscii a scivolare dai suoi tentacoli imboccando un uscita secondaria del locale, almeno per poter fumare in santa pace.
Ero seduto sul marciapiede, e arrivò lei.
“Hey!”
“Hey…”
Risposi svogliato, non avevo voglia di affrontarla, il tono volutamente smorzato non aveva fatto presa e, infatti, cercò immediatamente un dialogo.
“Ti ho riconosciuto dai capelli… Stai bene con questo colore”
“Grazie, ma dei tuoi complimenti non so che farmene”
Tagliai secco.
Dio mio perché non mi lasciava in pace?
“Ti ho chiamato e inviato un sacco di messaggi, mentre te, invece di rispondere, mi mettevi like sulle foto di instagram, mi spieghi che cazzo significa?”
Lacrime rabbiose s’increspavano nel rimmel sulle sue ciglia.
Sbuffai, quanto detestavo le scenate come questa.
“Cosa non hai capito di scopare e basta?”
Risposi.
“ Non me ne frega nulla di te, non me ne frega un cazzo dei tuoi stupidi sentimenti e tra l’altro cosa vuoi farmi la morale quando ci saremo visti sì e no tre volte in vita?”
Il mio viso era avvampato, stava incominciando a farmi perdere le staffe.
“Ma se sei stato tu a dirmi quelle frasi meravigliose, di quanto la mia bellezza ti rapiva, di quanto io fossi l’unica…”
“Cazzate per portarti a letto, pensavo tu fossi un attimo più astuta e capire che, appunto, erano solo stronzate”
Finii con un lungo tiro la sigaretta.
Mi prese il viso tra le mani, costringendomi a guardarla.
“Nonostante sei un idiota insensibile, io…”
Fece una pausa.
“Mi brucio ogni dignità, ma ormai chi se ne frega, a te poi, proprio un cazzo”.
Piantò lo sguardo dritto nella mia anima.
“Io mi sono innamorata di te. Dalla prima volta che ci siamo baciati dopo uno shot di tequila e siamo finiti a letto qualche minuto dopo. L’ho capito quando mi sono svegliata prima di te e ti ho visto rannicchiato tra le lenzuola. L’ho capito perché, vaffanculo, il tuo pensiero non mi esce dalla testa.”
Accesi un’altra sigaretta e mi alzai per stiracchiarmi le gambe.
Sogghignai tra me e me: accidenti che poesia e che vetta di romanticismo.
Non riuscivo proprio a sopportare quella scena patetica e demenziale. E lei che continuava a frignare guardandomi tutta sdegnosetta.
Si avvicinò come per darmi un bacio.
“Non ti fa né caldo né freddo che io… Cazzo che io ti amo?”
Rimasi immobile qualche secondo.
Non potevo credere quanto lei fosse infantile.
Prima che potessi rendermene conto, risposi con un sonoro ceffone in viso. Si mise a piangere.
“Non hai ancora capito che tutte queste cose sulle emozioni, sull’amore sono tutte cazzate? Cristo, i veri problemi della vita sono altri. Fatti un favore, svegliati fuori!”
Nella notte, la sua guancia diventava dello stesso colore dei capelli, in quell’angolo di strada lo sguardo vitreo la trasformava in un’illustrazione francese di una cocotte.
La piantai là.
Dio mio quanto odio le rotture di coglioni.