Eden salon | tradimento 3
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IL TRADIMENTO

III

Nonostante il tedio esistenziale avevo sempre al mio fianco una forza istintiva che mi traghettava verso grandi obiettivi.
Per controbilanciare questa tendenza alla serietà, da sempre cercavo quella scossa magica capace di svoltare le giornate di merda, senza però cadere in qualsiasi tipo di tossicodipendenza.
Mi drogavo di emozioni, di persone e di situazioni, acuendo la mia sensibilità. Questo mio comportamento oltre a scontrarsi con la volontà dei miei partners, mi esponeva a tutti i tipi di psicodrammi possibili.
Quella sera mi sentivo una bomba all’idrogeno, pronta a ionizzare l’aria del club e nessuno sarebbe riuscito a fermarmi. Entrai come fossi Pam Grier in Foxy Brown, disposta a fare a cazzotti con l’intero universo.
Di fronte a me, lui.
I boccoli biondi gli rimbalzavano attorno al viso mentre inclinava il capo ridendo, un piccolo tuffo al cuore ricollegò la mente al corpo.
Strana schizofrenia la mia: essere allo stesso tempo assolutamente stronza verso gli amanti mediocri, per poi piangere per il disprezzo di quelli che neanche mi degnavano di uno sguardo.
Avevo dato appuntamento a un’altra persona, ma la visione apollinea mi distrasse. Inoltre, sentivo una cosa strana, appena poco sotto il polmone, sembrava essere un accenno di felicità.
Quando si è innamorati tutto ciò che è bello, sembra scaturire dall’oggetto del desiderio e tutto diventa autoreferenziale: si sorride, bevendo al bar, il drink preferito dell’amato, cercando di ricordarsi il sapore delle labbra in fondo ad ogni sorso, si crede che il like sul social da parte sua, sia parte di un più ampio disegno di corteggiamento.
Mi salutò con un brevissimo cenno di capo.
“Hey! Non pensavo di trovarti qui stasera, ti facevo più rockettaro” Rimase in silenzio, osservandomi di sbieco e continuando a bere.
Fece come per avvicinarsi e lessi in quel movimento l’intenzione di un bacio. Le labbra si sfiorarono appena, una carezza che anticipava lo sbarramento. M’imbarazzai, quant’ero ragazzina, nonostante il corpo da giovane adulta.
Sentivo gli sguardi degli altri avventori su di me, e anche lui di tanto in tanto gettava un’occhiata fugace, poco soddisfacente, volevo essere al centro della sua attenzione. Voleva solo essere sicuro che nella penombra fossi ancora lì, accanto al suo braccio.
Il tempo accelerò vorticosamente.
Non mi accorsi che si era allontanato, un colpo fortuito di una strobo illuminò il momento in cui usciva da una porta secondaria, per poi far ripiombare l’ambiente nella semi oscurità.
Lo rincorsi.
Il cuore mi batteva forte, mi sentivo viva.
E avvenne lo strappo.
La sua indifferenza mi arrivò dritta sul viso, raccolta nel centro del palmo della mano.
Più che il dolore istantaneo, mi esplose in viso la vergogna.
Non potevo credere a quello che avevo subito.
Certo non era un pugno, non mi aveva violentato, ma, comunque, qualcosa era successo. Un prima e un dopo.
La dignità a pezzi.
Un ulteriore schiaffo fu il disprezzo nei suoi occhi. Spense la sigaretta e mi lasciò lì.
Seguivo il marciapiede attorno al locale con la mente anestetizzata.
Non ricordavo neppure di aver fatto una chiamata, di fronte a me si materializzò un taxi. Prima di entrare, lanciai un ultimo sguardo all’entrata del club.
Il mio sguardo era stato intercettato da colui che sarebbe stato il mio cavaliere per quella serata, e che invece avevo abbandonato per quell’altro coglione.
Due lacrime scivolavano parallele sulle sue guance olivastre.
Come risposta, sentii un tepore umido sulle mie.

IL TRADIMENTO

Nonostante il tedio esistenziale avevo sempre al mio fianco una forza istintiva che mi traghettava verso grandi obiettivi.
Per controbilanciare questa tendenza alla serietà, da sempre cercavo quella scossa magica capace di svoltare le giornate di merda, senza però cadere in qualsiasi tipo di tossicodipendenza.
Mi drogavo di emozioni, di persone e di situazioni, acuendo la mia sensibilità. Questo mio comportamento oltre a scontrarsi con la volontà dei miei partners, mi esponeva a tutti i tipi di psicodrammi possibili.
Quella sera mi sentivo una bomba all’idrogeno, pronta a ionizzare l’aria del club e nessuno sarebbe riuscito a fermarmi. Entrai come fossi Pam Grier in Foxy Brown, disposta a fare a cazzotti con l’intero universo.
Di fronte a me, lui.
I boccoli biondi gli rimbalzavano attorno al viso mentre inclinava il capo ridendo, un piccolo tuffo al cuore ricollegò la mente al corpo.
Strana schizofrenia la mia: essere allo stesso tempo assolutamente stronza verso gli amanti mediocri, per poi piangere per il disprezzo di quelli che neanche mi degnavano di uno sguardo.
Avevo dato appuntamento a un’altra persona, ma la visione apollinea mi distrasse. Inoltre, sentivo una cosa strana, appena poco sotto il polmone, sembrava essere un accenno di felicità.
Quando si è innamorati tutto ciò che è bello, sembra scaturire dall’oggetto del desiderio e tutto diventa autoreferenziale: si sorride, bevendo al bar, il drink preferito dell’amato, cercando di ricordarsi il sapore delle labbra in fondo ad ogni sorso, si crede che il like sul social da parte sua, sia parte di un più ampio disegno di corteggiamento.
Mi salutò con un brevissimo cenno di capo.
“Hey! Non pensavo di trovarti qui stasera, ti facevo più rockettaro” Rimase in silenzio, osservandomi di sbieco e continuando a bere.
Fece come per avvicinarsi e lessi in quel movimento l’intenzione di un bacio. Le labbra si sfiorarono appena, una carezza che anticipava lo sbarramento. M’imbarazzai, quant’ero ragazzina, nonostante il corpo da giovane adulta.
Sentivo gli sguardi degli altri avventori su di me, e anche lui di tanto in tanto gettava un’occhiata fugace, poco soddisfacente, volevo essere al centro della sua attenzione. Voleva solo essere sicuro che nella penombra fossi ancora lì, accanto al suo braccio.
Il tempo accelerò vorticosamente.
Non mi accorsi che si era allontanato, un colpo fortuito di una strobo illuminò il momento in cui usciva da una porta secondaria, per poi far ripiombare l’ambiente nella semi oscurità.
Lo rincorsi.
Il cuore mi batteva forte, mi sentivo viva.
E avvenne lo strappo.
La sua indifferenza mi arrivò dritta sul viso, raccolta nel centro del palmo della mano.
Più che il dolore istantaneo, mi esplose in viso la vergogna.
Non potevo credere a quello che avevo subito.
Certo non era un pugno, non mi aveva violentato, ma, comunque, qualcosa era successo. Un prima e un dopo.
La dignità a pezzi.
Un ulteriore schiaffo fu il disprezzo nei suoi occhi. Spense la sigaretta e mi lasciò lì.
Seguivo il marciapiede attorno al locale con la mente anestetizzata.
Non ricordavo neppure di aver fatto una chiamata, di fronte a me si materializzò un taxi. Prima di entrare, lanciai un ultimo sguardo all’entrata del club.
Il mio sguardo era stato intercettato da colui che sarebbe stato il mio cavaliere per quella serata, e che invece avevo abbandonato per quell’altro coglione.
Due lacrime scivolavano parallele sulle sue guance olivastre.
Come risposta, sentii un tepore umido sulle mie.