Eden salon | triangolazioni d’odio 2
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TRIANGOLAZIONI D’ODIO

II

Arrivai in ritardo.
I capelli afro non sono così facili da dominare e non potevo presentarmi come uno straccione: da poco ero entrato nel giro dei giusti, quelli che potevano portarmi a fare interessanti contatti lavorativi e quando sei negro, non basta dimostrare due volte il tuo lavoro, devi giocare a fare il damerino per sopravvivere.
Alla porta della disco, vidi la bionda volare fuori come una gazzella.
Brutto presagio.
La pista era talmente imballata di persone che quasi non riuscivo a farmi strada. Avevo paura che i loro vestiti zuppi di alcol e sudore, sgualcissero i miei. Il pregiudizio sul forte odore è uno di quelli sempre persistenti e che suscita l’interesse di tutti soprattutto delle pettegole e dei cicisbei.
Lo sbruffone si stava intrattenendo con qualche personaggio in della movida locale.
“Hey bomber!”
“Hey negro!”
Ingoiai il disappunto dell’appellativo con un sorriso falso.
La curiosità parlò al posto mio.
“Come mai solo? Ho visto la bionda fuggire via, cos’è alla fine hai scoperto di essere un tristissimo eterosessuale e gli hai lanciato una sarda?”
Ghignò preparandomi al volo uno dei suoi intrugli a base di mescal. Come al solito aveva fatto un tavolo satollo di alcolici sopraffini, era il suo modo per attirare persone e non mostrarsi mai solo.
“Si è incazzata perché gli ho detto la verità, ovvero che è una cazzo di ragazzina viziata.
Pensa te, mi ha dato del classista e del figlio di, ma ai giorni nostri chi è che non lo è un po’? Poi, proprio lei che mi tira fuori questi discorsi”
Sospirai, cazzo ma il becero idiota che avevo di fronte non aveva proprio nulla da fare a parte insultare le persone?
Eppure era troppo prezioso come “amico” e ne avevo assolutamente bisogno per arrivare a centrare i miei obiettivi. Conosceva tutto il jet-set e i salotti buoni della città, cose che, nonostante il mio conto in banca, potevo tranquillamente dimenticare e fare la solita vita miserevole.
Sarei arrivato a dargli il culo pur di fare passi avanti e quest’idea mi stuzzicò più del previsto.
“Hai proprio ragione vecchio. Tutti gli altri possono tranquillamente bruciare, non sanno cosa si stanno perdendo. I privilegi e il lusso sono tutto, nella vita.”
Lo dissi con un tono talmente convincente da crederci un pochino.
“Bravo, bravo, bravo vedo che viaggiamo sulla stessa linea d’onda”
Brindammo e m’infilò la lingua in bocca.
A quanto pare la serata era decollata nella traiettoria corretta: il leitmotiv era dar sfogo all’edonismo estetico-alcolico, scappando dalla luce del mattino, rincorrendo le nuvole buie a caccia di un after party più stimolante, sparando stronzate e idee squilibrate mentre i nostri corpi sprofondavano di poltrone in poltrone.
Nella frenesia di drink e mixology sofisticata, osservavo gli altri.
Erano davvero queste le persone che avevano diritto di vita o di morte sui giovani creativi?
Continuavo a bere, almeno per rendermeli più simpatici.
Non mi ero nemmeno accorto che eravamo finiti dentro un taxi.
Al mio fianco lui, in tutta la sua bellezza da stronzo che mi attirava a baciarlo, ma, mi rispose con uno schiaffo e una risata sbronza.
Non ci vedevo più e incominciai a picchiarlo, ma i pugni finivano nella spugna dei sedili.
Gli occhi del conducente nello specchietto retrovisore non battevano ciglio.
Un dolore acido si propagava dalle braccia e da un fianco, il sangue invischiava le labbra.
Il mio caro amante mi aveva appena lanciato fuori da un’auto in corsa, così, per divertimento.
Rispetto alle abrasioni, faceva più male la consapevolezza di aver bruciato la mia buona opportunità per sempre.

TRIANGOLAZIONI D’ODIO

Arrivai in ritardo.
I capelli afro non sono così facili da dominare e non potevo presentarmi come uno straccione: da poco ero entrato nel giro dei giusti, quelli che potevano portarmi a fare
interessanti contatti lavorativi e quando sei negro, non basta dimostrare due volte il tuo lavoro, devi giocare a fare il damerino per sopravvivere.
Alla porta della disco, vidi la bionda volare fuori come una gazzella.
Brutto presagio.
La pista era talmente imballata di persone che quasi non riuscivo a farmi strada. Avevo paura che i loro vestiti zuppi di alcol e sudore, sgualcissero i miei. Il pregiudizio sul forte odore è uno di quelli sempre persistenti e che suscita l’interesse di tutti soprattutto delle pettegole e dei cicisbei.
Lo sbruffone si stava intrattenendo con qualche personaggio in della movida locale.
“Hey bomber!”
“Hey negro!”
Ingoiai il disappunto dell’appellativo con un sorriso falso.
La curiosità parlò al posto mio.
“Come mai solo? Ho visto la bionda fuggire via, cos’è alla fine hai scoperto di essere un tristissimo eterosessuale e gli hai lanciato una sarda?”
Ghignò preparandomi al volo uno dei suoi intrugli a base di mescal. Come al solito aveva fatto un tavolo satollo di alcolici sopraffini, era il suo modo per attirare persone e non mostrarsi mai solo.
“Si è incazzata perché gli ho detto la verità, ovvero che è una cazzo di ragazzina viziata.
Pensa te, mi ha dato del classista e del figlio di, ma ai giorni nostri chi è che non lo è un po’? Poi, proprio lei che mi tira fuori questi discorsi”
Sospirai, cazzo ma il becero idiota che avevo di fronte non aveva proprio nulla da fare a parte insultare le persone?
Eppure era troppo prezioso come “amico” e ne avevo assolutamente bisogno per arrivare a centrare i miei obiettivi. Conosceva tutto il jet-set e i salotti buoni della città, cose che, nonostante il mio conto in banca, potevo tranquillamente dimenticare e fare la solita vita miserevole.
Sarei arrivato a dargli il culo pur di fare passi avanti e quest’idea mi stuzzicò più del previsto.
“Hai proprio ragione vecchio. Tutti gli altri possono tranquillamente bruciare, non sanno cosa si stanno perdendo. I privilegi e il lusso sono tutto, nella vita.”
Lo dissi con un tono talmente convincente da crederci un pochino.
“Bravo, bravo, bravo vedo che viaggiamo sulla stessa linea d’onda”
Brindammo e m’infilò la lingua in bocca.
A quanto pare la serata era decollata nella traiettoria corretta: il leitmotiv era dar sfogo all’edonismo estetico-alcolico, scappando dalla luce del mattino, rincorrendo le nuvole buie a caccia di un after party più stimolante, sparando stronzate e idee squilibrate mentre i nostri corpi sprofondavano di poltrone in poltrone.
Nella frenesia di drink e mixology sofisticata, osservavo gli altri.
Erano davvero queste le persone che avevano diritto di vita o di morte sui giovani creativi?
Continuavo a bere, almeno per rendermeli più simpatici.
Non mi ero nemmeno accorto che eravamo finiti dentro un taxi.
Al mio fianco lui, in tutta la sua bellezza da stronzo che mi attirava a baciarlo, ma, mi rispose con uno schiaffo e una risata sbronza.
Non ci vedevo più e incominciai a picchiarlo, ma i pugni finivano nella spugna dei sedili.
Gli occhi del conducente nello specchietto retrovisore non battevano ciglio.
Un dolore acido si propagava dalle braccia e da un fianco, il sangue invischiava le labbra.
Il mio caro amante mi aveva appena lanciato fuori da un’auto in corsa, così, per divertimento.
Rispetto alle abrasioni, faceva più male la consapevolezza di aver bruciato la mia buona opportunità per sempre.