Eden salon | triangolazioni d’odio
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TRIANGOLAZIONI D’ODIO

I

“Mi sono stufato di farti da spalla ogni volta che usciamo, è incredibile come poi finiamo per annoiarci. Probabilmente hanno ragione tutte quelle persone a drogarsi per rendere più interessante tutto questo sudiciume.”
Le dita tornite di unghie ben curate si avvicinarono alla bottiglia di gin, mentre l’altra mano versava inavvertitamente fuori dal bicchiere l’acqua tonica.
Lei sospirò, rivolgendo lo sguardo allo scuotimento generale che muoveva il dancefloor.
“Io non riesco a capirti. Se volevi uscire da solo, benvenuto, il mondo è nelle tue mani!
Anch’io mi sono scocciata di fare i soliti discorsi, soprattutto con te. Sempre a lamentarsi delle stesse stronzate: una volta il locale ti fa schifo e la musica non è come nelle grandi città alla moda, un’altra ti lagni della qualità dei drink, di come la gente si veste di merda, ma, cazzo capisci che la vita è altro? Sei solo un ragazzetto arrogante, e devi ringraziare il pacco di soldi che ti ritrovi in banca altrimenti, scordatelo di essere considerato relevant da quest’ammasso di coglioni. Che povero stronzo a pensare che il bancomat ti renda meno persona di merda.”
Si sistemò i lunghi capelli dietro le orecchie. Era conscio di non avere un carattere facile, ma, non gliene importava nulla.
Il denaro era tutto per lui e ostentarlo era il suo fine spirituale.
“Sai cosa mi fa girare le palle quando ti guardo? La perversione del bene. Tutti ti considerano bella e questo ti scusa per tutti i tuoi comportamenti orribili. Se sono ricco, saranno affari miei, no? Non credo io debba essere fucilato per il semplice motivo che
amo la bella vita e – fidati, questo non è nemmeno un millesimo di cosa significa vivere, come lo intendo io. Il tuo essere una finta acculturata, sofisticata e decadentista cosa ti da oltre ai cazzetti degli universitari? Ti fa sentire meglio?”
La risposta le si bloccava in gola, sentiva salire l’indignazione nelle guance avvampate dalle offese.
Deglutì un po’ di saliva, temporeggiando per trovare le giuste parole.
“Scusami tanto se, anche provenendo dalla tua stessa classe sociale, ho altre cose più importanti nella vita, tipo un lavoro e delle passioni. Sai com’è, io, cerco di guadagnarmele le cose, in modo tale da dare un significato alla mia esistenza, invece di sperperare la
paghetta del paparino, come fai tu. Cazzo… Mi rendo conto solo ora di quanto tu merda sia superficiale, di quanto sei un cretino, quando ti riempi la bocca con discorsi sui diritti dei froci perché ti senti genderfluid nei tuoi vestiti da passerella, e quanto lo fai solo per
darti un tono”.
Stava urlando, ma, la musica sovrastava la voce stridula e la rabbia le stringeva le corde vocali, il risultato era una cantilena acida.
“Ohhh, finalmente! Sta succedendo qualcosa stasera, non pensavo bastasse un litigio sul nulla per movimentare un po’ le cose”
“Guarda che mica stiamo discutendo cazzate. Sto realizzando delle cose, sai? Tipo solo adesso capisco quanto ti sono utile, per mostrarti meglio agli altri. Madonna, era da una vita che te lo volevo dire e adesso ho proprio tutto il gusto nel farlo: vattene a fanculo,
idiota”
Il ceffone lo colse impreparato e fece volare a terra il drink mentre cercava istintivamente di proteggersi.
“Hah! Non ci credo, maledetta puttana, per di più frigida, nonostante il bel visetto cicciotto.
Vai, vai ,vai a piangere a casa, dai tuoi, digli quanto il tuo amichetto gay sia una cattiva persona e che ti vuole portare sulla cattiva strada. Che cattivone che sono… Bah, povera
stronza”

IL TRADIMENTO

“Mi sono stufato di farti da spalla ogni volta che usciamo, è incredibile come poi finiamo per annoiarci. Probabilmente hanno ragione tutte quelle persone a drogarsi per rendere più interessante tutto questo sudiciume.”
Le dita tornite di unghie ben curate si avvicinarono alla bottiglia di gin, mentre l’altra mano versava inavvertitamente fuori dal bicchiere l’acqua tonica.
Lei sospirò, rivolgendo lo sguardo allo scuotimento generale che muoveva il dancefloor.
“Io non riesco a capirti. Se volevi uscire da solo, benvenuto, il mondo è nelle tue mani!
Anch’io mi sono scocciata di fare i soliti discorsi, soprattutto con te. Sempre a lamentarsi delle stesse stronzate: una volta il locale ti fa schifo e la musica non è come nelle grandi città alla moda, un’altra ti lagni della qualità dei drink, di come la gente si veste di merda, ma, cazzo capisci che la vita è altro? Sei solo un ragazzetto arrogante, e devi ringraziare il pacco di soldi che ti ritrovi in banca altrimenti, scordatelo di essere considerato relevant da quest’ammasso di coglioni. Che povero stronzo a pensare che il bancomat ti renda meno persona di merda.”
Si sistemò i lunghi capelli dietro le orecchie. Era conscio di non avere un carattere facile, ma, non gliene importava nulla.
Il denaro era tutto per lui e ostentarlo era il suo fine spirituale.
“Sai cosa mi fa girare le palle quando ti guardo? La perversione del bene. Tutti ti considerano bella e questo ti scusa per tutti i tuoi comportamenti orribili. Se sono ricco, saranno affari miei, no? Non credo io debba essere fucilato per il semplice motivo che
amo la bella vita e – fidati, questo non è nemmeno un millesimo di cosa significa vivere, come lo intendo io. Il tuo essere una finta acculturata, sofisticata e decadentista cosa ti da oltre ai cazzetti degli universitari? Ti fa sentire meglio?”
La risposta le si bloccava in gola, sentiva salire l’indignazione nelle guance avvampate dalle offese.
Deglutì un po’ di saliva, temporeggiando per trovare le giuste parole.
“Scusami tanto se, anche provenendo dalla tua stessa classe sociale, ho altre cose più importanti nella vita, tipo un lavoro e delle passioni. Sai com’è, io, cerco di guadagnarmele le cose, in modo tale da dare un significato alla mia esistenza, invece di sperperare la paghetta del paparino, come fai tu. Cazzo… Mi rendo conto solo ora di quanto tu merda sia superficiale, di quanto sei un cretino, quando ti riempi la bocca con discorsi sui diritti dei froci perché ti senti genderfluid nei tuoi vestiti da passerella, e quanto lo fai solo per darti un tono”.
Stava urlando, ma, la musica sovrastava la voce stridula e la rabbia le stringeva le corde vocali, il risultato era una cantilena acida.

“Ohhh, finalmente! Sta succedendo qualcosa stasera, non pensavo bastasse un litigio sul nulla per movimentare un po’ le cose”
“Guarda che mica stiamo discutendo cazzate. Sto realizzando delle cose, sai? Tipo solo adesso capisco quanto ti sono utile, per mostrarti meglio agli altri. Madonna, era da una vita che te lo volevo dire e adesso ho proprio tutto il gusto nel farlo: vattene a fanculo, idiota”
Il ceffone lo colse impreparato e fece volare a terra il drink mentre cercava istintivamente di proteggersi.
“Hah! Non ci credo, maledetta puttana, per di più frigida, nonostante il bel visetto cicciotto.
Vai, vai ,vai a piangere a casa, dai tuoi, digli quanto il tuo amichetto gay sia una cattiva persona e che ti vuole portare sulla cattiva strada. Che cattivone che sono… Bah, povera stronza”